lunedì 20 novembre 2017

Recensione "Gli sdraiati" di Michele Serra

Buongiorno Amici dei Libri e buon lunedì!

Per darci la carica giusta per affrontare una nuova settimana parliamo di un libro che diventerà un film proprio questa settimana: Gli Sdraiati uscirà nelle sale italiane giovedì 23 novembre e io, ovviamente, mi sono affrettata a leggere il libro, così da poterci subito andare (wink!)

Penso di poterlo definire "il libro che avrei voluto scrivere se fossi stata un genitore".


Titolo: Gli sdraiati
Autore: Michele Serra
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Anno edizione: 2015
Formato: Brossura
Pagine: 108
Prezzo: 7,50€ 


Forse sono di là, forse sono altrove. In genere dormono quando il resto del mondo è sveglio, e vegliano quando il resto del mondo sta dormendo. Sono gli sdraiati. I figli adolescenti, i figli già ragazzi. Michele Serra si inoltra in quel mondo misterioso. Non risparmia niente ai figli, niente ai padri. Racconta l'estraneità, i conflitti, le occasioni perdute, il montare del senso di colpa, il formicolare di un'ostilità che nessuna saggezza riesce a placare. Quando è successo? Come è successo? Dove ci siamo persi? E basterà, per ritrovarci, il disperato, patetico invito che il padre reitera al figlio per una passeggiata in montagna? Fra burrasche psichiche, satira sociale, orgogliose impennate di relativismo etico, il racconto affonda nel mondo ignoto dei figli e in quello almeno altrettanto ignoto dei "dopopadri". "Gli sdraiati" è un romanzo comico, un romanzo di avventure, una storia di rabbia, amore e malinconia. Ed è anche il piccolo monumento a una generazione che si è allungata orizzontalmente nel mondo, e forse da quella posizione riesce a vedere cose che gli "eretti" non vedono più, non vedono ancora, hanno smesso di vedere. 

Quella che ho trovato all'interno di questo libro è una lunga lettera, di un padre a suo figlio, un padre solo e spaventato di poter disattendere le aspettative che tutti ripongono in lui, verso un figlio adolescente che pare aver preso il posto del bambino che lui ha amato e cresciuto fino a questo punto. 

Ricordo che mio padre, anni fa, rimase estremamente colpito da questo libro, tanto da voler leggere tutti gli altri lavori dell'autore e da volermene parlare con un entusiasmo a dir poco trascinante. Comprai subito “Gli sdraiati”, non potevo fare altrimenti ma, come spesso mi capita, lo deposi ordinatamente sullo scaffale dedicato all'economica Feltrinelli e gli chiesi di pazientare finché non sarebbe stato il suo momento.

Sono molto felice che quel momento sia finalmente arrivato, permettendomi di scoprire una delle voci probabilmente più autorevoli e valide del panorama giornalistico-letterario italiano, uno scrittore che non si limita a riportare fatti ma racconta la vita; la sua e anche quella di ognuno di noi, a prescindere che si sia genitori, figli o nessuno dei due.



Serra ha avuto la capacità, in 108 pagine, di trasmettere un messaggio che reputo fondamentale per lo sviluppo, se mai di sviluppo si potrà parlare, della società odierna: basta buonismo, è finito il tempo in cui era ancora lecito utilizzare ogni strumento in nostro possesso per tentare di passare agli occhi degli altri come su una rivista patinata, con le nostre vite perfette e i nostri figli perfetti. 

Parliamoci chiaro: avere un figlio adolescente e gestirne i turbamenti, accompagnarlo durante una delle fasi più delicate della crescita, non è una passeggiata e mai lo sarà. Quanto tempo ed energie perdiamo a cercare di convincere gli altri che non ci pesi, che non sia un problema affrontare tutte queste difficoltà perché “i figli sono pezzi di cuore e nulla è faticoso quando si tratta di loro”...ma quando mai? 

Gli adolescenti sono stronzi, per antonomasia. Che cosa pensiamo di insegnare loro facendogli credere il contrario? Che poi, chi lo dice che considerare il proprio figlio uno stronzo debba significare necessariamente che lo si ami di meno? Una cosa non esclude l'altra. Questo è ciò che mi ha insegnato Serra con sue 108 pagine. Ci vuole forse coraggio per pensarla così ma, per quanto mi riguarda, mi chiedo come io abbia fatto a non arrivarci da sola. 

Temo quasi di parlare a sproposito descrivendovi lo stile di scrittura di Michele Serra con qualsivoglia aggettivo; ne sceglierò tre, proprio perché non posso fare a meno di provare a mettere nero su bianco la stima che provo per lui: essenziale, introspettivo, sarcastico. Non credo esista “combo” che potrei apprezzare di più. 

Spero di essere riuscita a trasmettere ad ognuno di voi l'importanza che attribuisco alla lettura di questo libro, e anche il mio entusiasmo nell'attesa del film che vedrà nei panni del padre Claudio Bisio, personaggio che sto rivalutando e di certo non disprezzo. 

Conoscevate questo titolo? Andrete a vedere il film? Fatemi sapere tutto <3 

#pazzagioia

12 commenti:

  1. Ho letto questo libro e non vedo veramente l'ora di andarlo a vedere al cinema! 😘

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    1. Anche io, dovrei andarci sabato!! Me felice ahahah

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  2. Bellissima recensione, mi hai fatto venire un gran desiderio di leggerlo anche perché la "combo" stilistica è esattamente quella che caratterizza i libri che più amo. Ho scoperto il tuo blog grazie alla rubrica "5 cose che", ti seguo! ;)

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  3. Wow! Spero di poter leggere presto questo libro! Sembra una lettura fondamentale e il tuo entusiastico giudizio è senza dubbio una garanzia :)

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  4. Bellissima recensione, non avevo idea ci fosse anche il film!

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  5. Mi intriga moltissimo! Non sapevo che il film fosse tratto da un romanzo 🙈 curiosa di leggerlo!

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  6. Che bella recensione! Ora ho voglia di leggerlo 😍

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