lunedì 25 settembre 2017

Intervista all'Autore: Alessandro Perissinotto

Cari Amici dei Libri,

Questo, con mia immensa gioia, è un periodo di interviste e oggi vi porto quella fatta ad Alessandro Perissinotto, grande autore del panorama letterario italiano dei nostri giorni. L'occasione che mi ha portata ad interagire con lui mi è stata data da Libri Mondadori, come anche quella di leggere i primi due romanzi della serie poliziesca che costituiscono gli ultimi lavori dell'autore, "Il treno per Tallinn" e "La neve sotto la neve".

E: Pur rischiando di scadere nell’ovvio, non posso resistere all’allettante occasione di chiederLe qual è la storia legata allo pseudonimo Arno Saar?


AP: Provi a immaginare di essere a una festa, dove nessuno la conosce e dove nessuno ha la possibilità di sapere nulla su di lei; alla domanda “Come ti chiami”, potrebbe avere la tentazione di rispondere con un nome diverso dal suo? Potrebbe avere la tentazione di presentarsi con una storia che non è la sua? Io sì, forse perché faccio lo scrittore e vivo inventando storie (o raccogliendo le storie di altri). Così, creando un nuovo personaggio, che nessuno conosceva e che nessuno poteva ricondurre a me, mi sono concesso il lusso di dare un nome falso, come se fosse una nuova partenza, come se fosse una possibilità di vivere ancora un’altra vita: il gioco è durato poco, ma è stato bello. Ho preso in prestito il nome di un mio collega estone e ora lo tengo con me, come co-autore.


E: L’ambientazione che ha scelto come teatro per le Sue vicende è affascinante e particolare, considerando che Lei è nato in Italia. Come mai proprio Tallinn? 

AP: Io amo moltissimo raccontare la mia città, Torino e amo farlo perché mi appartiene e voglio affidarla agli altri. Ma amo con la stessa intensità raccontare luoghi che conosco bene, ma che non mi appartengono ancora, nei quali mi aggiro non come un estraneo, ma neanche come un padrone di casa, diciamo come un ospite abituale. Il mio rapporto con Tallinn è di questo tipo: sono un ospite abituale (per lavoro) e mi piace l’idea di farla scoprire ad altri. E poi l’Estonia intera, e non solo Tallin, è un posto affascinante, un luogo di frontiera tra l’Europa che conosciamo e quella Russia che un po’ di segreti li serba ancora, di frontiera tra il suo presente, ultra moderno e tecnologico, e il suo passato, pieno di retaggi sovietici.

E: C’è qualcosa di autobiografico nella passione del commissario Marko Kurismaa per lo sci di fondo?

AP: Certamente sì. Ho imprestato a Marko Kurismaa la mia passione per lo sci di fondo e per il nordic-walking, d’altro canto è un prestito che un estone accoglie volentieri. 

E: Che cosa l’ha portata a scegliere di “deviare” la rotta e ad iniziare a scrivere una serie poliziesca? 

AP: Io ho iniziato scrivendo polizieschi e, tra il 2005 e il 2008 ho anche creato il personaggio seriale di Anna Pavesi, psicologa investigatrice; poi mi sono dedicato al romanzo “sociale”, alla riscoperta di ciò che la memoria collettiva del nostro paese aveva rimosso (terrorismo, manicomi infantili, ecc.), ma l’ho fatto conservando uno stile legato alla suspense. Ed ecco che dedicarmi di nuovo al poliziesco non è stato altro che continuare a utilizzare lo stesso linguaggio e riscoprire un vecchio amore. Continuerò a scrivere anche romanzi sociali, ma, mentre per quelli ho scelto la strada della “Non fiction novel”, del romanzo con un bassissimo grado di invenzione e un’aderenza quasi totale ai fatti storici, nella serie di Kurismaa, la realtà costituisce uno sfondo partecipe, ma i personaggi possono muoversi liberamente nel regno dell’invenzione.

E: Leggendo i primi due romanzi della serie si evince subito quanto la scelta dei temi trattati sia oculata e non timorosa di toccare argomenti scomodi o, per meglio dire, sensibili: come mai questa scelta?

AP: Prima ho distinto tra polizieschi e romanzi sociali, ma, in verità, ai giorni nostri, il poliziesco è uno dei modi migliori per raccontare l’attualità e il crimine è una buona lente di ingrandimento sulla società. In “La neve sotto la neve”, il tema di fondo è quello della violenza sulle donne perché anche nella finzione letteraria non dobbiamo dimenticare lo sterminio che gli uomini stanno conducendo ai danni delle donne. Il fatto che i delitti che racconto nel mio romanzo non siano realmente accaduti, non significa che non possano accadere: un thriller ci avvince, ci fa andare avanti alla ricerca della verità, ma deve anche farci mantenere gli occhi aperti su ciò che accade intorno a noi. La crime story è tutto fuorché letteratura d’evasione.

E: Mi ha molto colpita la caratterizzazione di Kristina e ho trovato molto originale l’idea di affidare a lei il ruolo di chi mantiene la segretezza nella coppia: come è arrivato questo spunto?


AP: Kristina è un ottimo ispettore esperto che aspira a una progressione in carriera, al grado di Commissario, ma non vuole in alcun modo che la sua relazione con un superiore, con Marko appunto, possa costituire una “scorciatoia”. La sua promozione deve arrivare per merito e deve essere mantenuta al riparo da ogni sospetto. Quando un uomo fa carriera nessuno ipotizza che l’abbia fatto grazie a “Meriti di letto”, quando ad avanzare è una donna, la maldicenza è subito pronta. La storia tra Kristina e Marko è una storia d’amore, per questo deve essere custodita da tutte le interferenze.

E: Anche Lei, come Marko, ha un legame profondo con il gelo e la neve? 

AP: Sono cresciuto in montagna, adoro la neve e la conosco quanto al conosce Marko, per questo, uno dei punti chiave della storia è legato alla memoria della neve, perché la neve che tutto copre e tutto cancella, in realtà, sa anche conservare il ricordo.

E: Chiudo con la domanda che amo di più porgere: ci sono degli autori in particolare che hanno influenzato il Suo diventare scrittore e/o la Sua vita di lettore?

AP: A 53 anni, l’elenco degli autori che mi hanno influenzato sarebbe lunghissimo. Ne cito solo due; uno è il mio nume tutelare, George Simenon, l’altro è uno che, in questo specifico romanzo, ha un ruolo particolare, sto parlando di Peter Høeg e del suo “Il senso di Smilla per la neve”.

Grazie di cuore ad Alessandro Perissinotto e a Libri Mondadori!

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